L’Agenzia italiana del farmaco, nel fornire informazioni utili per stabilire il rapporto rischio/beneficio relativo all’uso di remdesivir nei pazienti COVID-19 e quindi per orientarne la prescrizione, riporta una rassegna delle principali evidenze disponibili.

L’OMS ha condotto uno studio randomizzato e ha eseguito una metanalisi delle prove di efficacia su oltre 7.000 pazienti. Sulla base dei dati così raccolti, ha formulato una raccomandazione negativa debole sull’utilizzo di remdesivir nell’intera popolazione dei pazienti con COVID-19 indipendentemente dalla gravità.

Infatti, la riduzione del tempo di recupero e della mortalità dimostrata nel sottogruppo di soggetti in ossigenoterapia standard (a bassi flussi) dello studio registrativo ACTT-1 non è stata confermata dallo studio Solidarity e dalla meta-analisi di quattro studi randomizzati controllati disponibili effettuati su remdesivir in diversi contesti.

Inoltre, l’OMS ritiene che i risultati per sottogruppi non possono essere considerati affidabili ai fini di stime accurate.

Tutti gli studi finora disponibili concordano sulla mancanza di efficacia nei pazienti più gravi cioè che richiedono:

  • erogazione di ossigeno attraverso device ad alti flussi,
  • ventilazione meccanica non invasiva o invasiva,
  • ossigenazione extracorporea a membrana (ECMO).

I dati di sicurezza riguardano una possibile tossicità epatica (aumento delle transaminasi) e renale (quest’ultima è ancora oggetto di approfondimento da parte di EMA).

Principali studi su remdesivir per COVID-19

Studio clinico su remdesivir in adulti con COVID-19 grave

Studio ATTC-1 su remdesivir per COVID-19

Remdesivir per 5 o 10 giorni in pazienti con COVID-19 grave

Remdesivir vs standard di cura in pazienti con COVID-19 moderata

Studio del WHO Solidarity Trial Consortium su farmaci antivirali per Covid-19: risultati ad interim

Meta-analisi e revisioni di studi su remdesivir in diversi contesti